Camera picta, sale dipinte. Vi sono a Parma alcuni preziosi ambienti, decorati da importanti artisti nel corso dei secoli, dove gli alimenti, la mensa, la produzione agricola hanno il ruolo di protagonisti. Scopriamone i significati reconditi dalla viva voce degli autori, magistralmente intervistati da Giovanni Ballarini.
AMEDEO BOCCHI E IL GRANO D’ORO DELLA SALA DEL CONSIGLIO DELLA CASSA DI RISPARMIO DI PARMA
In questo 1976 la sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma è un cantiere nel quale Amedeo Bocchi (1883-1976) sta ricuperando e riportando all’originale il ciclo pittorico-decorativo che lui stesso ha realizzato fra il 1915 ed il 1917 e che su insistenza del governo fascista nel 1938 è stato ricoperto con intonaci e tela grigia. È questo un esemplare della cultura Liberty in Italia e un capolavoro della poetica modernista in un insieme armonico ed equilibrato di forme, spazi, colori, all’insegna della più coerente eleganza che ritorna alla luce e che merita un’intervista al suo autore.
Maestro Bocchi, vedo che lei con i suoi novantatré anni è felice di ricuperare una sua opera di quando di anni ne aveva poco più di trenta. Ci dica come è nata quest’opera.
Se fosse ancora qui con noi Cornelio Guerci (1857-1949) vi potrebbe dire che quando nel lontano 1913 si interviene nella sistemazione e ampliamento della sede della Cassa di Risparmio di Parma è lui, consigliere dell’Istituto, che nel gennaio del 1915 mi chiede di predisporre alcuni bozzetti per la decorazione pittorica della nuova Sala del Consiglio. Lasciandomi ampia libertà d’esecuzione Guerci si limita a suggerirmi alcuni temi simbolici da sviluppare sulle pareti, rappresentando la Cassa di Risparmio come un Fiume d’Oro con il popolo che porta i suoi risparmi ad aumentare questo fiume e la funzione della Cassa come Protezione e strumento di Ricchezza. Mi metto all’opera, preparo un piccolo bozzetto della sala con le sue decorazioni e il mio progetto è approvato dal Consiglio della Cassa. Utilizzando la mia esperienza e il mio bagaglio artistico e facendomi architetto e scultore, pittore e arredatore per un’impresa unitaria e di tipo celebrativo, creo un’opera che ritengo non indegna per la città che mi ha dato i natali.
Degnissima opera Maestro, tanto che per diversi motivi anche stilistici diviene sgradita al Regime Fascista. Fin dalla sua esecuzione e ancora oggi la sua opera è riconosciuta come uno dei più importanti ambienti Liberty in tutta Italia, un testo prezioso del 1915 che prefigura lo sviluppo del linguaggio degli anni Venti. Come ha concepito la sua opera?
Oltre alla mia esperienza parmigiana maturata nelle Paludi Pontine, molto mi sono serviti i colloqui con Cornelio Guerci, uomo dotato di una vena drammaturgica ma soprattutto con due grandi interessi, l’agricoltura e la politica, diventando Consigliere e poi Presidente della Cassa di Risparmio. Con una visione dell’agricoltura come professione e non semplice possesso di una proprietà terriera afferma Guerci “non la terra ai contadini, ma la terra a tutti gli uomini di buona volontà” e sostiene il credito cambiario popolare contro il credito agrario a basso tasso d’interesse erogato dalle banche.
Ora che di nuovo possiamo vedere la sua opera, apprezziamo il suo racconto simbolico e allegorico in cui trovano spazio elementi che rimandano al tema del cibo attraverso la rappresentazione del lavoro nei campi e il dorato miele dei favi. Mi dica quindi come li ha sviluppati attraverso il simbolismo.
Venendo alle rappresentazioni sulle pareti di questa sala del Risparmio, Ricchezza e Protezione molto potrei dire, ma mi limito ad alcuni elementi. La figura della Speranza ci introduce al tema del Risparmio con un ampio peplo verde speranza e con la processione di un popolo intenzionato a contribuire con piccoli tesori individuali al gran fiume del risparmio collettivo rappresentato da personaggi della società parmigiana, come dimostrano il mio autoritratto e i ritratti dei miei amici Renato Brozzi (1885-1963) e Gaudenzi (1880-1955) e altri, al tempo ben riconoscibili. Un fiume d’oro è il filo conduttore di ogni sequenza che scorre con cadenza quasi musicale, riappare in ogni pannello e nel tema della Ricchezza, nelle api e in una distesa di frumento dorato, lavorato in rilievo affinché l’oro risalti più evidente. Da questo campo d’oro si innalzano tre nudi femminili alati che lasciano cadere fiori, a simboleggiare la bontà di Dio che dona sempre ogni bene. Il simbolismo più marcato sta nel tema della Protezione dove la Cassa è simboleggiata da una grande ala stilizzata che protegge tutte le attività umane, le donne e i bambini, con al centro una figura virile che regge le fiaccole del Pensiero, mentre una teoria di operai e braccianti agricoli allude al lavoro come strumento di elevazione umana e sociale e la protezione materna è rappresentata dal gruppo delle donne chine su di un fanciullo in una circolarità dell’abbraccio.
Il grano e l’oro dominano la grande parete dedicata alla Ricchezza. Sbaglio se dico che qui si mescolano alcuni tratti del Liberty all’Art Déco e che si richiamano a Gustav Klimt (1862-1918)?
Lei non sbaglia e io nel 1910 quando sono ammesso per la prima volta con due dipinti alla Biennale di Venezia ho il modo di ammirare la grande personale di Gustav Klimt all’interno della quale rimango affascinato dall’opera Pesci rossi, dove l’autore usa magistralmente l’oro. L’oro del grano e l’oro prezioso metallo non hanno in comune solo il colore ma il loro valore antichissimo se non preistorico, il primo per la sua duttilità e inossidabile brillante bellezza, il secondo come alimento fondamentale di nostra “biada dell’uomo”. A Parma la coltivazione del grano è un fiume di ricchezza che inizia con la coltivazione e la trasformazione in farina nei mulini per poi passare alla produzione di pane e pasta. Ecco perché le spighe di grano sono il primo dipinto del racconto di una ricchezza a volte sottovalutata e connessa all’inizio dell’agricoltura, presente poi in ogni periodo storico di questo territorio fino a giorni nostri, quando, solo per fare un esempio, nella propensione del fascismo all’esaltazione della ruralità e con la Battaglia del Grano nel 1941 l’agricoltura parmense è premiata con la Spiga d’oro.
Maestro Bocchi, lei non si è curato soltanto degli affreschi, ma perché anche dell’arredamento e di ogni altro particolare della sala?
La sala deve avere un unico linguaggio e tale io lo progetto e lo completo negli anni 1916-1924, comprendendo affreschi mobili e infissi, pavimento e velario del soffitto, apparato per l’illuminazione, urne in argento cesellato commissionate a Renato Brozzi (1885-1963). Alcune di queste parti vanno perdute quando la sala è trasformata durante il Ventennio e oggi le ho sostituite su mio disegno. Il soffitto è così oggi dominato da una vetrata a motivi floreali retroilluminata, un grande tavolo rettangolare con sedie coordinate in legno chiaro di acero con intarsi neri che riprendono il motivo decorativo degli altri mobili, delle porte ed anche del pavimento, anch’esso realizzato in legno su mio disegno. Nell’ambiente sono inoltre collocate alcune coppe e sculture in argento, sbalzate in stile Liberty da Renato Brozzi coerenti con l’ambiente.
Gentile Maestro la ringrazio, spero che questa opera di risuscitazione non l’abbia stancata e che lei possa continuare la sua ricerca di nuovi orizzonti e modi di concepire l’arte (N. d. I. – Purtroppo Amedeo Bocchi nello stesso anno, il 16 dicembre del 1976, muore a Roma nella sua casa-studio di Villa Strohl-Fern. Sul suo cavalletto lascia un quadro incompiuto, Il giardiniere, che ora fa parte del patrimonio artistico di APE Parma Museo.
