23. Palazzo Bossi Bocchi e gli arredi da tavola tra Rinascimento e Barocco

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Le Collezioni d’Arte della Fondazione Cariparma

Palazzo Bossi Bocchi, sede della Fondazione dal 1995, è anche la sede espositiva delle sue Collezioni d’Arte.
Lo spazio, allestito e concepito per essere una testimonianza della storia, della cultura e dell’arte della città di Parma, costituisce ormai un luogo inserito all’interno degli itinerari artistico-culturali di Parma.
Le opere in esso conservate provengono dalle acquisizioni della Cassa di Risparmio prima e della Fondazione poi che di anno in anno hanno promosso un collezionismo teso alla conservazione e alla tutela della memoria locale; impegno che prosegue costantemente e che mira a salvaguardare e talvolta a restituire alla città un patrimonio che, inevitabilmente, avrebbe potuto essere disperso ed emigrato altrove; nel corso degli anni, le collezioni sono state inoltre arricchite dalle numerose donazioni di privati.
Il materiale è prevalentemente formato da opere di artisti locali e stranieri che hanno lavorato per le corti dei duchi Farnese e Borbone, di Maria Luigia, dei secondi Borbone, nell’epoca post-unitaria per arrivare nel contemporaneo.
Da uno splendido autoritratto a penna di Parmigianino, passando per la caravaggesca tela di Lanfranco, le padane nature morte di Boselli, fino alla Parma trasfigurata di Bruno Zoni e al dialogo mai cessato con l’informale di Goliardo Padova, le Collezioni d’arte della Fondazione Cariparma offrono un ampio sguardo sulla cultura figurativa, soprattutto locale. È il caso ad esempio dei seicenteschi ritratti farnesiani e di quelli di epoca borbonica di Van Loo, del prezioso ciclo ottocentesco di Giambattista Borghesi ricostruito in una delle più suggestive sale dell’itinerario espositivo.
Percorrendo gli spazi di palazzo Bossi Bocchi si incontrano dipinti, sculture, opere d’ebanisteria e complementi d’arredo che raccontano la storia ducale della città, di un gusto che si evolve e muta nel passaggio da una corte all’altra.
Importanti lasciti acquisiti nel tempo dalla Fondazione hanno peraltro ampliato i confini della raccolta, che ora va ben oltre l’ambito locale rivelando la raffinatezza di alcune collezioni private parmensi. Quella Garbarino che ha nello splendido nucleo di maioliche il suo punto di forza e la Cozza che ha arricchito palazzo Bossi Bocchi di una consistente presenza di autori fiamminghi.
E’ storia recente la donazione di Renato Bruson e della moglie: si tratta di una raccolta davvero pregevole e straordinaria per compattezza, tutta concentrata su quel secondo ottocento italiano difficilmente approdato nei musei se non attraverso dei legati. I dipinti di Fattori, Lega, Borrani, Signorini, le poetiche vedute lagunari di Ciardi e Fragiacomo e ben quattordici opere boldiniane, rappresentano un notevole valore aggiunto al già consistente patrimonio artistico della Fondazione.
Suggestiva, infine, la sezione dedicata alla storia della moneta e della cartamoneta nei sotterranei del palazzo.

Francesca Magri

Dispense e tavole imbandite

Durante il Seicento il tema della tavola imbandita si diffonde progressivamente in Europa, soprattutto attraverso la scuola olandese, ed è ampiamente apprezzato anche dall’alta borghesia, che ha la necessità di affermare un proprio ruolo sociale anche attraverso la committenza di opere di soggetto profano, come le nature morte, dove la presenza delle vivande sottende intenti moraleggianti, ammonimenti sulla brevità dell’esistenza umana, raccomandazioni sulla retta condotta di vita.
Esemplare a questo proposito il dipinto firmato da Peter Claesz (1597-1661), uno dei principali rappresentanti del secolo d’oro olandese. La scena, datata agli anni quaranta, è solenne, dominata dallo straordinario equilibrio degli oggetti composti in un’atmosfera rarefatta: ospitalità sontuosa, ma improntata alla sobrietà, come dimostrano il römer, bicchiere di vetro basso con il piede bugnato, la brocca, e i piatti di peltro, in sintonia con la moderazione raccomandata dalla religione calvinista, mentre le vivande alludono alla simbologia eucaristica e alla redenzione.
Il napoletano Giuseppe Recco (1634-1695), negli anni Settanta del XVII secolo, mette in scena una composizione di pescato appena scaricato dal peschereccio: le squame argentate sembrano ancora bagnate e lanciano lucidi bagliori, e anche le alghe e la lattuga di mare rimandano alla freschezza dei pesci sapientemente composti sul ripiano e pronti per essere cucinati nella pentola di rame. Come spesso accade nelle nature morte, genere destinato a decorare per lo più gli ambienti destinati al convivio, la spiccata attenzione alla resa naturalistica e la capacità mimetica dell’artista sembrano voler coinvolgere, oltre alla vista, anche altri sensi dell’osservatore quali l’olfatto e il gusto. Il soggetto rappresentato da Giuseppe Recco dichiara la prossimità ad un ambiente marinaro, così come strettamente legata alla campagna – campagna squisitamente padana – è la produzione del piacentino Felice Boselli (1650-1732), artista che si trasferisce a Parma intorno al 1671 e lavora soprattutto su committenza delle nobili famiglie del contado. Nelle sue opere l’abbondanza e la varietà di alimenti, cacciagione, frattaglie, pesci, ortaggi, verdura, formaggio, sono strettamente connesse all’economia rurale emiliana e combinate secondo un’esuberante organizzazione compositiva. Nelle due grandi tele, databili agli anni Ottanta-Novanta, prevale l’esposizione di cibi autunnali, legati al precetto di magro, ovvero all’astinenza dalle carni: quindi verdura, ortaggi, funghi, pesci e la punta di formaggio grana. In un caso lo sfondo di un vecchio muro scuro, la finestra aperta per far passare l’aria, fanno chiaramente capire che la scena è ambientata in un locale di servizio, la dispensa, nell’altro le vivande nella loro consistenza turgida sono abilmente composte in un trionfo opulento.
L’esaltazione della ricchezza attraverso l’ostensione di una tale abbondanza riflette la saggezza dell’amministratore di terre produttive e sottende comunque una funzione apotropaica: l’augurio che sulla tavola non manchi mai nulla.

Nicoletta Moretti

Tratto da Il Cibo, l’Arte e la Storia nelle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma, mostra e catalogo a cura di Francesca Magri e Nicoletta Moretti, Parma, Step editrice, 2015, pp. 30-31.